che sia come una sera di quasi tre anni fa
chiusi in bagno noi tre
a piangere e confessare paure assurde
vere ancora oggi.
un nuovo temporale o un uragano?
che sia come una sera di quasi tre anni fa
chiusi in bagno noi tre
a piangere e confessare paure assurde
vere ancora oggi.
un nuovo temporale o un uragano?
l’altra volta quando abbiamo ballato avevi una sciarpa di lana leggera, occhiali tondi capelli rasati
avevi un profumo di muschio e di legno, note diverse da quelle del ghiaccio
ho pensato che mi girava la testa, dopo.
prima non ho pensato niente, solo “non pensare, chiudi gli occhi”
ecco questa sono io, tutta naso
tutta naso
sommergimi, uccidimi, fammi nascere nuova
ogni volta, che copro il tuo volto
tu, mi riporti alla vita.
e ancora e di nuovo
cammino verso di te.
tutta una settimana
non so
cosa faremo
magari anche
qualche giorno
di più
riusciremo pure a litigare
forse
magari
chi lo sa
Tango clandestino ieri sera, una bolla nella città. Ma non solo. Per un attimo mi sono fermata e mi sono accorta di quello che succedeva intorno a me, dentro di me. Ero sveglia ieri sera, eyes wide open sulla penombra in cui ci muovevamo e sui movimenti del corpo: gambe, cuore, testa.
Ballavamo e sentivo il suo odore, buono. Ho pensato, sono contenta di essere con lui, non ballo più immaginando di essere con te. Ciascuno di questi uomini con cui ballo, ognuno mi dà qualcosa. Ad ognuno maldestramente mi devo adattare, ma certe volte non serve. Non serve perché se mi tieni nel modo giusto e chiudo gli occhi, non ho paura di toccarti, di appoggiare la mia testa alla tua e la mia gamba vola sul serio intorno, tutta la strada fino ad avvitarsi.
Magia, magia, magia!
Tu, tu e tu. Quanti tu ci sono per ora…
Mi hai scritto baila guapa e io ho bailato, ho guardato, ho sorriso. Ho osservato questo microcosmo raccolto sotto i portici: maestri, venditori, donne dagli occhi neri. Coppie, monogamiche e sociali.
Il ballo: abbracci e odori, qualche volta un’entrata spregiudicata. Non un ballo per femminucce, claro que no. E poi i piedi, i tacchi, il vecchietto sporcaccione che ci guarda e la bottiglia con cui l’hanno cacciato. I sorrisini, i complimenti e le domande che non so più decifrare, ma hai ballato?, gli inviti a farsi invitare, gli sguardi da lontano, gli occhi che si abbassano o no, la tanda rosa, in cui le donne invitano gli uomini.
Certo non c’era la pioggia, chissà com’è sotto la pioggia, sotto i portici, nella città che vibra.
Dopotutto, ieri sera, era ancora una sera di settembre…
Chi illumina
Quando mi guardi
i miei occhi sono chiavi,
il muro ha segreti,
il mio timore parole, poesie.
Solo tu fai della mia memoria
una viaggiatrice affascinata,
un fuoco incessante.
Alejandra Pizarnik
traduzione di Claudio Cinti
hmmm…
Will my love, will my love be unsolved?
Still as I wander, though I’m nearly done
I can see, I can see I’m alone
Time understanding the seeds that I’ve sown
Understanding the seeds that I’ve sown
I could see by the light of the day that has gone, oh oh
I could see by the light of the day that has gone
Thinking of days that I whittled away, now they’re gone, gone, oh oh
What did I find was there?
Gone, gone, oh oh, now will my heart find where?
hmmm…
I can see by the light of the day that has gone.
si, still wandering ma sono di nuovo in strada…
non ho voglia di tante parole, mi piacerebbe solo
essere in macchina assieme e andare.