E ora si scopre che nel cervello le aree deputate al dolore fisico e psichico, anche detto sentimentale, non sono due ma una sola.
E che forse non l’avevo detto io?
E ora si scopre che nel cervello le aree deputate al dolore fisico e psichico, anche detto sentimentale, non sono due ma una sola.
E che forse non l’avevo detto io?
Forma forma forma
Quello che mi manca per ora è anche forma
Ogni mattina mi sveglio e scopro cosa è successo ieri
Che solo il sonno mi dà quel po’ di distanza per accorgermene.
La terra frana e io corro spaventata vedendo ombre intorno e vuoto davanti
Ad ogni zolla in cui riesco a posare il piede chiedo riposo e minuti
Ma la metà sono spesi per guardare il panorama di contorno
Indietro nero, divorato, inghiottito
Avanti insensato
Qualche momento e poi il tempo a superarlo
È questo che non ti perdono
Di avere fatto franare la terra.
Oggi ho bisogno di fermarmi, di restare
Di raccogliere le mie cose per giocarci un po’
Tutte queste tessere che ho scavato nella terra con le mani
In questi giorni di frenesia e di panico.
La confusione del mondo delle persone delle parole
Ognuno con le sue vite e i suoi assi intorno a cui ruotare
E allora cerco di parlare
Chiudere gli occhi per non vedere le viscere
E Parlare anch’io, sembra così facile.
E tutto quello che è nascosto, contenuto da panciere di nervi e muscoli
Si rovescia
Non abbastanza, non abbastanza da cadere e perderlo per strada,
solo per allentare la tensione e per lasciarsi guardare ad occhi aperti.
Le tessere dicevo e il silenzio
Se non rispondo al tuo messaggio è per questo
Perché vorrei parlare con te
Lasciarti vedere quello che forse non ti interessa, forse si
I balletti, minuetti, corteggiamenti e ipocrisie li lascio ad altri, altre.
Mi chiedo cosa vedete quando mi guardate
domenica 09 agosto 09
L’angelo del Signore si accampa
attorno a quelli che lo temono, e li libera.
Salmo 33
Un mio amico è sul Monte Bianco, un altro a Castelnuovo, qui vicino Palermo.
Mi piace pensare che accanto alle loro tende ci sia un angelo di Dio.
Accampato, come se la sua dimora fosse instabile, incerta, sottomessa ad ogni istante al nostro vagare. Un angelo che fa sentire più forte la sua presenza quando noi siamo più deboli e ci dice mangia, oppure alzati.
Io non sono più nel mondo,
loro invece si. Io ritorno a te.
26 maggio, Gv 17, 11
Quanto piú puoi
Farla non puoi, la vita,
come vorresti? Almeno questo tenta
quanto piú puoi: non la svilire troppo
nell’assiduo contatto della gente,
nell’assiduo gestire e nelle ciance.
Non la svilire a furia di recarla
cosí sovente in giro, e con l’esporla
alla dissennatezza quotidiana
di commerci e rapporti,
sin che divenga una straniera uggiosa.
Costantino Kavafis
“Così anche voi, ora, siete nella tristezza;
ma vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà
e nessuno vi potrà togliere la vostra gioia”. 22 maggio Gv 16, 22
mi è capitato la prima volta tanti anni fa, era ricreazione, e ricordo la sensazione di calore dentro il petto al pensiero di quello che era successo la notte prima. un mio amico, la felicità che mi aveva dato il suo bacio, sebbene sapessi che era una storia che non poteva durare, che non eravamo innamorati, lui innamorato di un’altra, io di nessuno. ma eravamo amici e io sentivo il cuore gonfio, il giorno dopo, per l’amore che quella sera ci eravamo dati, il sogno che avremmo voluto trasformare in realtà con la sola forza del desiderio: amarci, essere due. fu una cosa tanto importante, non il bacio, ma il patto che il bacio aveva sancito, che dopo dovemmo allontanarci. lui smise di telefonarmi, per mesi ci eravamo sentiti ogni sera per ore, e io mi sentii abbandonata. capivo che non potevamo stare insieme, nemmeno lo volevo, ma non capivo perchè non potessimo più condividere le nostre vite. era primavera, aprile forse, certo poco tempo prima del mio compleanno.
sarà solo un sintomo della gastrite ma anche la perdita la avverto così, come un dolore dentro il petto. è un dolore fisico, un istinto a camminare piegata in avanti. come ci si tiene stretto un dito ferito così io vorrei proteggere il mio cuore. che rimbalza, che strofina, si irrita, si graffia.
sto iniziando a pensare ad una nuova fissazione da cui farmi intrappolare, segnare la percentuale di felicità, (e infelicità) di ogni giornata per vedere a fine mese se faccio progressi nella mia personale “ricercadellafelicità”.
nell’attesa e nella confusione di umori ed emozioni, per oggi mi limito a scrivere tutto quanto di bello e di brutto mi succede.
-notte interrotta, lo stesso pensiero angoscioso che continua a svegliarmi. per distrarmi e riaddormentarmi mi abbandono a qualche pensiero fantastico…
-ok, mi alzo. sono già le undici!
-vorrei andare a messa in un posto che mi piace e da sola, mi piace pregare in mezzo a gente sconosciuta.
-ma non mi va di lasciare i miei da soli. li aspetto. pessima scelta, avrei strozzato il prete con tutti i suoi luoghi comuni e le sue parole abusate. mi impedisce di riflettere e di calmarmi. bisogna pur dire che non ci vuole molto ad innervosirmi, per ora.
-prendete e mangiatene tutti mi suona come un imperativo, “alzati e mangia, ascoltami”. mi alzo, mangio. ti chiedo gioia, riempimi di gioia.
-pranzo a mondello, un panino su una panchina al sole. non abbiamo voglia di parlare, ma il silenzio fa bene a tutti e tre. facciamo una lunga passeggiata lungo la spiaggia. io ancheggio un po’ nella mia minigonna, per il resto cerco solo di non pensare, di non ricordare. voglio avere fiducia nel futuro. e spalancarmi. chi lo sa, magari verremo davvero a ballare tango per strada, davanti al charleston quest’estate.
-e ora sono a casa. dovrei studiare. sto scrivendo questo invece. forse più tardi esco. forse. se no, pazienza. posso sempre fare una passeggiata da sola e stancarmi un po’, ma senza minigonna. scarpe da tennis e via!
ci sono state tante cose che mi hanno colpita al matrimonio di R. e M., una è stata la preghiera iniziale, chiedeva per gli sposi un cuore libero.
amarsi col cuore libero, chissà che vuol dire…
e poi Alberto, che alla pace si gira verso di me, per prima, non per caso.
ha curato una ferita che mi fa male da un battesimo di qualche tempo fa.
anche a cena, dovevamo essere nello stesso tavolo ma qualcuno aveva cambiato posto e non ci entravamo più tutti. gli hanno chiesto, ma tu volevi stare con Giusi e lui ha detto si, voglio stare accanto a lei.
quanto ti voglio bene?
sono sola lo stesso, tu stai a Milano, insieme a tante altre persone a cui voglio bene e quando capita che siate qui, fisicamente qui, la differenza c’è, eccome. però sapere che mi volete bene, saperlo perchè me lo dite, è pure importante.
“Pietà di me, o Dio, pietà;
presso di te mi sono rifugiato,
all’ombra delle tue ali ho trovato scampo
finché non cesserà il pericolo.
Ho invocato Dio, l’Altissimo, Egli verrà in mio aiuto.
Dio mandi dal cielo qualcuno a salvarmi
e copra di vergogna i miei persecutori
Dio mandi il suo amore e la sua verità.
Sono sereno o Dio,
tranquillo è il mio cuore.
A te canterò e suonerò
Svegliati anima mia,
svegliatevi arpa e cetra;
voglio svegliare l’aurora.
Ti celebrerò tra i popoli Signore,
a te canterò inni tra le nazioni.
Il tuo amore è grande come il cielo,
la tua verità arriva alle nuvole
Mostrati o Dio, al di sopra dei cieli;
la tua potenza appaia sul mondo.”
La poesia ha un effetto medicamentoso su di me. ieri sera l’unica cosa che riuscivo a leggere erano i versi che trovavo in giro, apolide, girlgriot.
Stamattina, la notte è passata, Penny mi ha cullato con le sue fusa e mi sono addormentata. Ancora desolazione però, come dopo che passa la piena. Questo salmo mi ha consolato, mi ha dato le parole che non trovavo.
Tu preghi per noi, quando noi non siamo in grado di farlo.
ma liberi e chiari come le colombe 5 Giugno 2009
Tags: blog, colombe, commenti, ip, naviganti, serpenti
Avviso ai naviganti e agli uccelli rapaci:
sulla colonna a destra della pagina ci sono, già da qualche mese due contatori Counter Stats che rilevano gli indirizzi IP di chiunque visiti questo blog. un indirizzo IP può dire molto o molto poco, la città di provenienza, ad esempio, il tipo di connessione e l’host dell’ip come fastweb o telecom etc…
questo vuol dire che in una pagina come questa in cui i visitatori non sono moltissimi spesso bastano i primi due numeri dell’ip, anche se dinamico, a identificare qualcuno. non so le altre piattaforme, ma wordpress memorizza l’ip di chiunque lasci un messaggio.
mi dispiace dover sottolineare questo, il blog è pubblico e in linea generale chiunque è benvenuto, anzi mi rende molto felice ricevere visite e leggere i commenti di tutti, che li condivida oppure no.
sono solo io responsabile di quello che scrivo e di quanto mi espongo, ma dell’avvertimento che Gesù ha dato ai suoi ho ben chiara la prima parte come la seconda:
siate dunque avveduti come sono i serpenti / ma liberi e chiari come le colombe.
a tutti gli altri scusate, solo un incidente di percorso.