dici che non leggi questo blog, che non leggi nessun blog
ma che sai che una volta scrivevo per te,
una volta.
non c’entra niente o forse tutto,
ma oggi ti regalo questa canzone.
dici che non leggi questo blog, che non leggi nessun blog
ma che sai che una volta scrivevo per te,
una volta.
non c’entra niente o forse tutto,
ma oggi ti regalo questa canzone.
Questo è un incantesimo
vieni
apri i tuoi occhi, leggi il tuo nome
Questa è la mia voce
io sono qui!
Questo è il mio sorriso,
sono sempre la stessa,
inquieta solitaria
avvelenata di speranza.
Incantesimo dei dolci occhi
incantesimo di ciglia dorate
canto del mio sorriso
voce del mio silenzio
Sotto la tua maglietta
mi sono nascosta
sul tuo bicipite
addormentata
sono raccolta, dietro le tue spalle
al mattino mi siedo sulle tua ginocchia
Sono la prigioniera delle parole abbandonate
la custode della tua gioia
all’afelio
della tua luce.
ho trovato uno scaffale
conservato sotto un muro, di confine.
ora lo metto qua, chissà che le parole riescano a fuggire
“Al giudice saggio furono portati i due litiganti.
Egli ascoltò molto attentamente le ragioni del primo
e commentò: «Tu hai ragione». Poi ascoltò il secondo
e di nuovo commentò: «Tu hai ragione». A questo punto
un osservatore esclamò: »Eccellenza, non possono avere
ragione entrambi!!». Il giudice saggio ci pensò sopra un
attimo e poi, serafico: «Hai ragione anche tu». Nella comunicazione
interculturale molto spesso hanno ragione
entrambi gli interlocutori, e al tempo stesso «non possono
aver ragione entrambi» perché non si capiscono fra loro.
Il riconoscerlo è un indice di saggezza.”
Ascolto Attivo e seconda modernità
Marianella Sclavi
La frase chiave mi sembra quella finale, non possono aver ragione entrambi perchè “non si capiscono fra di loro”, perchè nei sistemi complessi le stesse cose hanno significati diversi e ciò che diamo per scontato ci impedisce di comunicare.
è da tanto tempo che non lo faccio, ma oggi ne ho voglia:
“questo è un punto ampio, uno slargo verso la pace, una tendenza a intravedere una luce…”
,-) ciao!
superare il dolore, il lutto, l’abbandono. mettere da parte sensi di colpa, senza dimenticre. dare un’immagine positiva di sè e mettersi ancora in gioco:
da elasti leggo di maddy, l’americana. disarmata e aggrovigliata. mi sembra una bellissima definizione.
no, io non mi sento così e non credo neanche di sembrarlo.
io mi sento come la donna del piano di sotto, ops, del post di sotto, nuda e invisibile. con lo sguardo a chi muove i suoi fili, al di là e al di qua della cornice.
Le cose che non mi piacciono preferisco in genere ignorarle, ma questa volta faccio un’eccezione!
avete presente la scena del riconoscimento in alcuni film americani? quella con la vittima dietro il vetro e l’assalitore che si muove nervoso nella stanza da cui visto non può vedere?
ecco, ogni tanto mi sento l’assassino.
Questa sera solo un link,
di una foto, in particolare, che mi è piaciuta tanto.
cosa mi piace?
ovviamente i piedi e ovviamente quello sguardo.
la posizione e la decorazione della parete mi fanno pensare a Klimt.