Acid Juicy

quel che ho scritto di me è tutta una bugia, quel che ho scritto di me è tutta verità

bau…stelle? 13 Febbraio 2009

Il singolo di Irene Grandi che ha venduto di più è Bruci La Città.
C’è di che esserne fieri!

L’ho “scoperto” per vie traverse. Monica Corrias insegna italiano a studenti stranieri che amano l’Italia e l’italiano e, a proposito del congiuntivo, suggerisce di ascoltare Sono come tu mi vuoi, nelle due interpretazioni  di Mina e di Irene Grandi. L’ho ascoltata, e pure La voce del silenzio e Prima di partire per un lungo viaggio che mi piace tantissimo, di Vasco.

E Bruci la città?
Una grande delusione, dalla prima volta che l’ho ascoltata:

Bruci la città
e crolli il grattacielo
rimani tu da solo,
nudo sul mio letto.

Wow, fantastico inizio!

Bruci la città

o viva nel terrore

Vabbè, un po’ eccessivo ma accettabile…

nel giro di due ore

se serve per la rima

svanisca tutto quanto

La forza del verso qui sta nella capacità evocativa del verbo,

svanica tutto il resto.

ma è immediatamente sciupata da quel “tutto il resto”.

E tutti quei ragazzi come te

Ed ecco il primo cambiamento di carattere del testo. Dal tono iperbolico e ribelle,

non hanno niente come te

ad uno drammatico e pietoso, sgradevole soprattutto la distanza tra “l’io”  e “tutti quei ragazzi” “come te”.

io non posso che ammirare

Perché li ammira? Che merito hanno, soffrire o far bene l’amore?

non posso non gridare

No, no, soffrire!

che ti stringo sul mio cuore
per proteggerti dal male
che vorrei poter cullare
il tuo dolore il tuo dolore.

Versi mielosi ma, tutto sommato,  coerenti.

Muoia sotto un tram

Torna Mister Hyde

più o meno tutto il mondo

“più o meno”, tanto a lei che gliene frega?

esplodano le stelle

Immagine piena di forza e dal respiro cosmico,

esploda tutto questo.

seguita da cosa?  Da “tutto questo”? Verso insulso!

Muoia quello che è altro

Variazione sul tema,

da noi due almeno per un poco
almeno per errore.

altre catastrofi invocate “per errore”, “per un poco”, all’incirca.

E tutti quei ragazzi come te

Ammesso che non siano morti anche loro.

Non hanno niente come te

Io vorrei darmi da fare

forse essere migliore

…”forse”, però. Neanche lei è convinta di quello che dice.

farti scudo col mio cuore

da catastrofi e paure

Ma qualpaure , quelle che ha appena invocato?

io non ho niente da fare

No comment!

questo è quello che so fare

Cioè?

Io non posso che adorare
non posso che leccare

Ah, ecco! Un ammiccamento volgare mancava proprio! Altrochè “essere migliore”,”darmi da fare”.

questo tuo profondo amore
questo tuo profondo
non posso che adorare
questo tuo profondo

E questo “profondo”, così, monco, che senso ha? Una licenza poetica!

Insomma cosa colpisce, a parte i disturbi di personalità dell’autore? Approssimazione, mancanza di fantasia e affermazioni contraddittorie.
Ci sono due buone idee, l’immagine dell’esplosione delle stelle e il verso iniziale neroniano, ma proprio la posizione  preminente del bruci fa risaltare la povertà del resto della canzone.

Promette tanto e delude di più.

 

Jacob 5 Novembre 2008

Archiviato in: PerVersioni — acidjuicy @ 15:24
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E che ne dite invece di questo?
"Mi chiamo Jacob e sono un fantasma".
Grande incipit di Fidanzata in Coma di Douglas Coupland, più ancora nell’edizione italiana che in quella originale.
Sarà una questione di ritmo, credo, ma io lo preferisco al troppo breve:
"I’m Jacob, a ghost".

ps
E il titolo originale? "Girlfriend in a Coma!" così come si dice "to have a gut" di uno con la pancia.
Bah, stranezze…!