avessi tante vite, le vivrei tutte
avessi tanti uomini, ognuno guarderei negli occhi
tante solitudini, quelle, voglio di più.
avessi tante vite, le vivrei tutte
avessi tanti uomini, ognuno guarderei negli occhi
tante solitudini, quelle, voglio di più.
Tutti sono d’accordo nel ritenere che vivendo in società è difficile essere immuni dai vizi, e allora, se non abbiamo altro mezzo per salvarci da essi, isoliamoci: già questo solo fatto ci renderà migliori.
D’altronde, chi ci impedisce, pur vivendo appartati, di avvicinare uomini virtuosi e di ricavare un esempio su cui modellare la nostra esistenza?
Leggere le parole di Seneca, mi ha dato, subito, l’impressione di uno scherzo.
Poi ho pensato ad una lontananza incolmabile, nel tempo, nella storia.
Ma probabilmente i suoi concittadini, al centro del mondo,
in un’epoca non così dissimile dalla nostra,
avrebbero avuto la mia stessa reazione.
Eppure, in un senso, questi mesi da sola sono stati mesi di ozio.
La sera tornavo a casa, cucinavo, mangiavo da sola,
e poi leggevo. Questo blog ha resistito grazie a questo.
Non per le stratosferiche avventure da raccontare, ma per la possibilità di un luogo riparato.
Per la scoperta di blog di scrittura e sulla scrittura che mi hanno restituito il piacere di leggere.
E mi hanno regalato anche il desiderio di provarci, di piantare qualche spezia in questo angolo della rete.
La voglia di scrivere un post mi è spesso venuta in risposta a qualcosa di interessante che leggevo.
Per provare a riprodurre un tono, uno stile o raccontare la meraviglia di alcune scoperte.
Tutte queste attività, cucinare, ballare, scrivere, sono state possibili grazie alla lontananza.
Alla solitudine, a questa solitudine serena che mi ha accompagnato.