strano come il corpo si richiuda intorno al nuovo fiore che ha trovato,
allora c’è ancora qualcosa di femminile in me…
strano come il corpo si richiuda intorno al nuovo fiore che ha trovato,
allora c’è ancora qualcosa di femminile in me…
“Ora eravamo, per la crescente insistenza di Mahler, dentro la bara con Coleman, in preda al terrore dell’eternità e all’appassionato desiderio di scampare alla morte… E poi, in un modo o nell’altro, sessanta o settanta di noi si trovarono al cimitero ad assistere alla sua inumazione, un rito abbastanza semplice, la soluzione del problema più ragionevole che fosse mai stata ideata, ma che non riesce mai del tutto comprensibile. Devi vederla per crederci, ogni volta.”
“Rimaneva ancora da svelare una parte troppo grande della verità.
Intendevo, con questo, la verità sulla sua morte, e non la verità che sarebbe venuta a galla qualche minuto dopo. Perchè c’è la verità e poi, ancora, c’è la verità. Per quanto il mondo sia pieno di gente che va in giro credendo di conoscerti, di conoscere te o il tuo vicino, l’ignoto è davvero senza fondo. La verità che ci riguarda è infinita. Come le bugie. Preso in mezzo, pensai.”
Philip Roth, La macchia umana
Tanti lampi in questo libro, un susseguirsi denso di parole che sono riuscita a leggere solo molto lentamente. No, non grumi di parole ma pensieri, il rimuginare della mente, quel consapevole ma ineludibile pestare, le ossessioni di ciascuno e le illuminazioni. Le mie intrecciate a quelle di Faunia, di Les, di Silk, di ciascun personaggio, perchè sono tutti così umani, così veri, che li puoi odiare uno ad uno e di ciascuno avere pietà.
si applicassero a questioni che importano davvero matematica e ingegneria, forse sarebbero più apprezzate.
che l’amore succeda è una verità incerta
e le parole, quanta verità contengono?
quanto te ne puoi fidare?
mi inoculo le tue parole e lascio che agiscano una ad una. le ho girate e rigirate senza mai guardarle fisse. le ho nascoste sotto la coperta, le ho messe faccia a muro, fin ad ora. altrettante te ne dissi tempo fa. parole, quanto te ne puoi fidare? resto della mia opinione. si deve usare ogni strumento, il tempo proprio per guardare e sentirsi, le liti per dirsi ciò che l’educazione impedirebbe di pronunziare, l’amore per spogliarsi e guardarsi nudi. ma poi bisogna prendere un mattone e posarlo sopra il precedente, caricarselo sulle spalle e scegliere dove posarlo. che l’amore succeda è una verità incerta.
quanto stretti sto chiudendo gli occhi? ti sto addossando ogni colpa? sto dimenticando che mi sentivo stretta e annoiata?
vuoi andare altrove,
vai
sei stato onesto, come sempre
io sono sola