le parole sono pietre: figli salute e diritto

Cosa vi dicevo a proposito dei miei avvistamenti di
gemelli qui in California? Antonio non era convinto quando gliene ho parlato,
ma poi mi ha mandato questo articolo di Repubblica del 20 febbraio 2008:

L’America
decide di mettere un freno ai passeggini a due posti. L’aumento dei gemelli –
causato soprattutto dalla riproduzione assistita – non vuol dire solo fatica
doppia o tripla per genitori e baby sitter. Dal punto di vista medico, si
moltiplicano anche le difficoltà della gestazione e il numero di bimbi nati
prematuri. Negli Stati Uniti la spesa media per una gravidanza singola è di
circa 9 mila dollari. Si sale a 51 mila per le gravidanze gemellari, 150 mila per
le trigemine e 250 mila quando i neonati in arrivo sono addirittura quattro.
 


Dunque è come diceva Giusi, la mia omonima barese, la
fecondazione assistita è la causa dei nostri avvistamenti di gemelli qui in
California.

Ma questo non è un 
“ve l’avevo detto”, semplicemente mi colpisce la scelta di parole della giornalista, Elena Dusi:


Il
cambiamento di rotta americano trova nell’Italia un’interlocutrice sensibile.
Le ferite
della nostra legge 40 (che impone di impiantare nell’utero tutti gli embrioni
fecondati: di norma tre) sono ancora vive a quattro anni dalla sua entrata in
vigore. E a sanarle diverse volte sono stati dei giudici di tribunale,
messi di fronte a casi di donne che rifiutavano l’impianto di tutti e tre gli
embrioni in base al principio della salvaguardia della propria salute.

[] Ai
tribunali hanno fatto ricorso anche alcuni genitori affetti da malattie
genetiche che chiedevano alla diagnosi pre-impianto (vietata dalla legge 40) un
responso sulla salute dei figli prima di dare avvio alla gravidanza.


Le
ferite della nostra legge 40… e a sanarle sono stati dei giudici di
tribunale…

Quali
ferite? Probabilmente si tratta delle ferite psicologiche, subite dalle donne,
forse anche dagli uomini, che desiderano tanto dei figli biologici, al punto di
non poterne fare a meno, al punto che è un diritto averne. Si sottopongono a
cure lunghe, debilitanti, spesso deludenti. Arrivano finalmente al momento
dell’impianto, al momento di accogliere nel loro corpo, nel corpo della loro
compagna, quel figlio che hanno voluto con passione e forza, pardon, quei
figli, quei figli che hanno voluto con passione e forza. Perchè non hanno
rifiutato che ne fosse generato più di uno. Certo la terapia ormonale induce la
produzione di più ovuli, ma nessuno costringe a fecondarli tutti. Lo si fa per
avere una maggiore probabilità di riuscita, in nome del principio di
salvaguardia della salute. Solo che a questo punto, magicamente il principio
smette di valere cioè vale solo per la donna, non per quegli altri che fino a
poco prima erano i figli, l’oggetto del desiderio, il bene irrinunciabile. E
allora si può scegliere, si può decidere chi diventa figlio e chi rimane
embrione, chi è vitale e chi è in eccesso.
Ironicamente alcune volte il rifiuto funziona per ribaltamento, e allora il
criterio utilizzato non è più la salute della madre ma quella dei figli. Ma di
quali figli? Quelli ipotetici, quelli sognati, i figli del diritto di
procreare, non quelli in cellule appena divisesi che sono in attesa nella
provetta. Forse il loro bene, la loro salute consiste nell’essere dimenticati,
può darsi. Perchè nascere prematuri è un destino peggiore della ibernazione
nell’azoto liquido e la medicina non è per i malati, ma per disfarsi di loro.

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