se è nelle tue braccia che stringo l’universo

Facevo un po’ di ordine nella posta e ho ritrovato questa poesia di Marguerite Yourcenar.
Giulipet te la ricordi? Solo che non ero più tanto sicura di chi fosse e cercando su google l’ho ritrovata nella pagina web di Enrico Oliari. Si tratta di una raccolta di documenti sulla omosessualità, o meglio sul modo in cui è stata vista (e condannata) durante i secoli. L’attenzione è posta sul mondo occidentale ed europeo, e su quello islamico, i due pianeti a noi più vicini oggi. Insomma una conchiglia che vale la pena di raccogliere.
Per tornare alla poesia hospes comesque è un verso di Adriano… l’imperatore.

Hospes comesque

Corpo, facchino dell’anima, in cui sperare forse
sarebbe vano, amato corpo, più che non amarti;
cuore in un vivente ciborio trasmutato;
bocca senza fine tesa alle più nuove esche.

Mari dove si può vogare, sorgenti dove si può bere;
frumento e vino misti al banchetto rituale;
alibi del sonno, dolce cavità nera;
inseparabile terra offerta a tutti i nostri passi.

Aria che mi colmi di spazio e di equilibrio;
brividi lungo i nervi; spasmi di fibra in fibra;
occhi sull’immenso vuoto per poco tempo aperti.

Corpo, vecchio mio compagno, noi moriremo insieme.
Come non amarti, forma a cui io somiglio,
se è nelle tue braccia che stringo l’universo?

M. Yourcenar

Animula vagula blandula,

Hospes comesque corporis

Qua nunc abibis in loca

Pallidula, rigida, nudula,

Nec, ut soles, dabis iocos…

Publius Aelius Traianus Hadrianus

 

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