Incisivo, ancora un dente. O qualcosa che resta impresso.

Di Luisa Carrada mi colpisce sempre la semplicità del modo in cui scrive e la capacità di far scaturire immagini dalle parole.

Questo è l’inizio del suo post di ieri, niente di arzigogolato, solo un esercizio di creatività di cui riporta gli appunti:

“Fronte, come quella che abbiamo sulla sommità della faccia. O come quello della guerra.
Occhio, per vedere. Oppure quello del ciclone. O come quello di bue dell’uovo al tegamino.
Ciglio, come la protezione dell’occhio. O come quello della strada. O del precipizio.
Molare, come il dente. O come rifinire il vetro.
Incisivo, ancora un dente. O qualcosa che resta impresso.
Bocca. Per mangiare, sbadigliare, sorridere. O bocca di rosa, o bocca del fiume.
Labbro che bacia o labbro di ferita.
Mento: estremità del viso o dico bugie.”

e poi:

“La creatività del linguaggio si esercita in economia: bastano piccoli spostamenti, un segno di interpunzione al posto di un altro, un font, un colore, uno sfondo, l’accostamento di un’immagine a dare una nuova tonalità espressiva, a cambiare il significato o a rivoluzionare il senso di una frase.”

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2 thoughts on “Incisivo, ancora un dente. O qualcosa che resta impresso.

  1. :-) lo, so. ma grazie lo stesso per avere chiesto e per avermi permesso il piccolo sfogo.

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