l’occhio

Forma forma forma
Quello che mi manca per ora è anche forma
Ogni mattina mi sveglio e scopro cosa è successo ieri
Che solo il sonno mi dà quel po’ di distanza per accorgermene.

La terra frana e io corro spaventata vedendo ombre intorno e vuoto davanti
Ad ogni zolla in cui riesco a posare il piede chiedo riposo e minuti
Ma la metà sono spesi per guardare il panorama  di contorno
Indietro nero, divorato, inghiottito
Avanti insensato
Qualche momento e poi il tempo a superarlo

È questo che non ti perdono
Di avere fatto franare la terra.

Oggi ho bisogno di fermarmi, di restare
Di raccogliere le mie cose per giocarci un po’
Tutte queste tessere che ho scavato nella terra con le mani
In questi giorni di frenesia e di panico.

La confusione del mondo delle persone delle parole
Ognuno con le sue vite e i suoi assi intorno a cui ruotare
E allora cerco di parlare
Chiudere gli occhi per non vedere le viscere
E Parlare anch’io, sembra così facile.
E tutto quello che è nascosto, contenuto da panciere di nervi e muscoli
Si rovescia
Non abbastanza, non abbastanza da cadere e perderlo per strada,
solo per allentare la tensione e per lasciarsi guardare ad occhi aperti.

Le tessere dicevo e il silenzio
Se non rispondo al tuo messaggio è per questo
Perché vorrei parlare con te
Lasciarti vedere quello che forse non ti interessa, forse si
I balletti, minuetti, corteggiamenti e ipocrisie li lascio ad altri, altre.

Mi chiedo cosa vedete quando mi guardate

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