in che verso va il mondo

Complice l’influenza e un soggiorno a Milano, che così si allunga di qualche giorno, mi godo una libreria amica, nei gusti e nell’affetto. Ieri ho leggiucchiato “la Memoria” uno di quei libretti tecnico-scientifici smilzi e leggeri. Perché, per ricordare dove ho messo la macchina, devo scendere in strada e camminare, ora l’ho capito.

Ci sarebbe tanto altro, molto più corposo, ma non mi va di cominciare e lasciare a metà. Per lo più allora assaggio, mi guardo le copertine, apro a caso, e leggo un po’.

Stamattina, insieme all’aerosol, inalo l’inserto del sole24ore di qualche settimana fa. È una settimana fortunata. Domenica natalizia, del Dio che sceglie il grembo, nelle parole di Gianfranco Ravasi: una residenza carnale. Mai osato tanto, le altre religioni, né nel Vicino Oriente di Osiride né nell’India degli Avatara; mai tanta debolezza divina e puntuale inserzione nella storia umana.

Continuo a sfogliare, mi fermo sulla rubrica di Davide Rondoni, In che verso va il mondo, parla della fiducia.

Banalità? Proprio questo mi sorprende, dalla critica dei luoghi comuni si passa subito a un pasto più sostanzioso:

Ma un uomo senza fiducia, uno che non si fida e di cui non ti puoi più fidare, non è più un uomo. Non si tratta di essere senza difetti. Meritare la fiducia non è questione di perfezione, è questione di cuore. Di saper riprendere, di tenacia.

Di desiderare sempre. L’uomo che si fida è un uomo forte, perché chi desidera è forte. M a è anche, per cosi dire, uno che accetta di mettersi in uno stato di debolezza, perché si espone a un rischio. Mette il suo desiderio nelle mani di un altro. E se lo si tradisce, fa bene Dante a cacciarci in fondo all’inferno.  Perché tradire la fiducia è tradire il desiderio.

Che è la cosa più sacra che abbiamo. La cosa più umana.

La nostra luce nativa. La poesia sa che cosa delicata e suprema sia fidarsi. E meritarsi la fiducia, non per presunta perfezione, ma per ardore.

E giù con la poesia di Alberto Nessi:

“Come no, qualcosa resta di noi, l’eco di un’ora

sui prati scompigliati, lo stupore

davanti l’alba, l’albero che rassicura

come una mano intorno alla mano di un bambino

sulla strada di casa.”

Che vuol dire? Ha fiducia che non sia vano il vivere, desiderio senza traccia.

E poi continua. Ma questo volevo proprio riportarlo.

Ho pensato a qualcuno leggendo di prati scompigliati. A qualcuno di cui mi fido ma con cui c’è ancora tanto da costruire.

Ecco, ho voglia di cominciare.

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