Villani spara la sua ipotesi, il Corriere pubblica senza esitazione

Una nuova ipotesi per lo scheletro di donna trovato con chiodi di ferro in bocca. Non si tratterebbe di una strega, o di un morto vivente, ma di una adultera dal cuore puro, che disponendo di essere cosi seppellita in terra sacra, vicino ad una chiesa, voleva “manifestare il fatto che se aveva agito così era stato solo e soltanto per amore”. Queste sono parole della “professoressa” Paola Villani riportate dal giornalista Marco Gasperetti.

A supporto della sua ipotesi l’emerita traduce un non ben identificato testo medievale: “Et sicut in sexto (remedio) clavis oris ponitur in arca cordis, in septimo vero ponitur in manu Dei. Sic in octavo ista ponitur in manu praelati”. E cosa ne viene fuori? “E così per il sesto Comandamento (non commettere adulterio) porrai dei chiodi nella bocca affinché raggiungano lo scrigno del cuore, per il settimo comandamento (non rubare) porrai invece tutto nella mano di Dio. Così per l’ottavo Comandamento (non dire falsa testimonianza) porrai tutto nelle mani di coloro che si sono manifestati”».

Ammetto che ci avevo creduto. Quanto meno alla traduzione, lasciando perdere le opinabili spiegazioni sulla chiesa medievale.

Poi ho letto i commenti dei lettori. Ebbene, la traduzione non è inesatta. È sbagliata. Innanzitutto Cordelo spiega che nel testo originale non si parla di comandamenti, ma ‘degli otto rimedi contro il peccato della lingua‘ di Guglielmo Peraldus. E un altro lettore, Zompoto, dice: “Non vedo proprio come clavis oris possa intendersi “chiodi in bocca”; c’è un travisamento lessicale (clavus per clavis), singolari che diventano plurali, casi che non concordano. La clavis oris, la chiave della bocca, il rimedio cioè per non peccare con la lingua, è peraltro anche soggetto delle due proposizioni seguenti (ponitur in manu Dei; ista ponitur in manu praelati). Secondo l’interpretazione della signora Villani, allora, per i ladri bisognerebbe mettere chiodi nella mano di Dio e per gli spergiuri nelle mani del superiore.”

Ma c’è di più. Provate a fare una ricerca su questa fantasmagorica “professoressa del Politecnico di Milano”. E prima ancora: ma il politecnico cosa c’entra con il latino?

Questo è quello che ho trovato io: la Villani è architetto inquadrato come funzionario tecnico al Dipartimento di Infrastrutture Viarie. Certo lei, nel suo professionalissimo  curriculum vitae europass (con tanto di loghetto), si definisce visiting professor alla SDA Bocconi, in quanto Docente per il Master di Primo Livello in Economia e Management dei Trasporti, della Logistica e delle Infrastrutture.

Ma la cosa che fa sbellicare dalle risate è che in capacità linguistiche, sempre nel CV, inserisca anche il latino e valuti la sua preparazione come si fa per l’inglese o il francese, con il CEF, Common European Framework of Reference. E si dà pure un bel C2, cioè il massimo.

Cosa aggiungere ancora? Solo questo commento, trovato in un blog che si occupa di archeologia: “Unfortunately, I have grown sceptic regarding certain Italian interpretations, their pompous claims and the way some “scientists” treat the work of others.”

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