tango musing 2

l’altra volta quando abbiamo ballato avevi una sciarpa di lana leggera, occhiali tondi capelli rasati

avevi un profumo di muschio e di legno, note diverse da quelle del ghiaccio

ho pensato che mi girava la testa, dopo.

prima non ho pensato niente, solo “non pensare, chiudi gli occhi”

ecco questa sono io, tutta naso

tutta naso

e quando ti senti perduta

quando ti senti perduta chiudi gli occhi e non avrai più dubbi
almeno se balli, almeno se è tango.

ieri sera un ottimo blitz, poca gente, buona musica, bravissimi tangueri pieni di energia e di voglia di divertirsi. c’era anche un piccolo pubblico di curiosi che ogni tanto applaudiva.

non ho ballato molto e come mi capita, al primo ero rigida e un po’ emozionata… l’atteggiamento peggiore per godersi un tango. poi invece ho guardato un po’ gli altri e al successivo invito non ho avuto neanche il tempo di pensarci. tutto talmente veloce e impegnativo che l’unica cosa che potevo fare era lasciarmi andare e nei momenti di difficoltà, appunto, chiudere gli occhi.

che sensazione strana, come se l’incertezza e il rumore si dissolvessero e l’intenzione del mio compagno divenisse esplicita, luminosa, inequivocabile.
e mi dovevo tenere forte, se no volavo via.

pensavo che questa cosa degli occhi funzionasse solo quando l’abbraccio è stretto e poi mi sento un po’ in colpa quando lo faccio, come se ballassi da sola. ma qui non c’era tempo di pensare ad altro, neanche di parlare. un po’ come quando suono, stessa sensazione di inabilità ad articolare la parola, tutto il cervello destro che ha preso il sopravvento.

e mi chiedo anche come avrei giudicato dall’esterno, premesso che mi sono divertita, che mi girava la testa, ma mi sentivo molto, molto imbranata.

ma un tango lo vivi dall’interno ed A. mi ha detto che si è divertito tantissimo e allora, si, pure io!

ho visto nina volare

ho visto nina volare, tra le corde dell’altalena

ti ho vista ballare ieri sera,
quasi per caso,
senza sapere che eri tu

ho sentito il tuo nome che conosco,
senza conoscere te

ieri sera, nella confusione
aliena, solo un grande baraccone
intorno a me

e la musica era
di un tempo lontano

siete passate davanti a me,
ero distratta,
ma giravate, senza scarpe colorate

le braccia incollate, un unico busto
in due, meno di due

la tua ferita visibile,
i nostri vuoti, nascosti.

materia da tango,
tutti noi.

Milongablitz

Tango clandestino ieri sera, una bolla nella città. Ma non solo. Per un attimo mi sono fermata e mi sono accorta di quello che succedeva intorno a me, dentro di me. Ero sveglia ieri sera, eyes wide open sulla penombra in cui ci muovevamo e sui movimenti del corpo: gambe, cuore, testa.

Ballavamo e sentivo il suo odore, buono. Ho pensato, sono contenta di essere con lui, non ballo più immaginando di essere con te. Ciascuno di questi uomini con cui ballo, ognuno mi dà qualcosa. Ad ognuno maldestramente mi devo adattare, ma certe volte non serve. Non serve perché se mi tieni nel modo giusto e chiudo gli occhi, non ho paura di toccarti, di appoggiare la mia testa alla tua e la mia gamba vola sul serio  intorno, tutta la strada fino ad avvitarsi.
Magia, magia, magia!

Tu, tu e tu. Quanti tu ci sono per ora…

Mi hai scritto baila guapa e io ho bailato, ho guardato, ho sorriso. Ho osservato questo microcosmo raccolto sotto i portici: maestri, venditori, donne dagli occhi neri. Coppie, monogamiche e sociali.

Il ballo: abbracci e odori, qualche volta un’entrata spregiudicata. Non un ballo per femminucce, claro que no. E poi i piedi, i tacchi, il vecchietto sporcaccione che ci guarda e la bottiglia con cui l’hanno cacciato. I sorrisini, i complimenti e le domande che non so più decifrare, ma hai ballato?, gli inviti a farsi invitare, gli sguardi da lontano, gli occhi che si abbassano o no, la tanda rosa, in cui le donne invitano gli uomini.

Certo non c’era la pioggia, chissà com’è sotto la pioggia, sotto i portici, nella città che vibra.

Dopotutto, ieri sera, era ancora una sera di settembre…