Allattamento

No, gli uomini e le donne non sono uguali per niente. State un paio di giorni con una donna che allatta e non potrete che scoppiare a ridere davanti ad una stupidaggine del genere. Io me l’ero scordato.

Non è questione di sentimentalismo. Mi pare di avere osservato anzi piuttosto freddamente. Sarà che il mio cuore per ora è gelato ma ritrovavo in me ben poco sentimento materno.

Eppure nonostante non capissi quello sguardo completamente innamorato, quella dipendenza non solo del bambino dalla madre ma anche e inspiegabilmente della madre dal suo bambino, il senso di possesso nei suoi occhi, c’era un’evidenza di fatti: una tetta serve ad essere succhiata da un bambino!

Mentre guardavo, mi passavano per la mente immagini di corpi magri e sensuali e la parola che mi risuonava nella testa era perversione.

Il mio lavoro mi piace ancora

Nel marasma del ritorno dalle vacanze o forse nel marasma procurato dalle vacanze, tornare a casa per sedici giorni, di questo mi sono accorta stamattina: sono contenta di lavorare qui, con queste persone.

Non tutto il resto è come dovrebbe essere, ci sono cambiamenti che aspettano e forse decisioni da prendere. Voglio iniziare cercando di mettere a fuoco cosa, cosa voglio da questa città, e quali sono i desideri che ho addormentato.

Un poco alla volta, da me, con me, in me. (Nessun intento  blasfemo).
Datemi una mano. Se vi va leggete e scrivete qui anche voi.

J.

pipilina

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“Piangete, o veneri e amori, e quanti siete uomini di animo gentile.
Il passero, della mia fanciulla, è morto; il passero, delizia della mia fanciulla, che amava più dei suoi stessi occhi: infatti era dolce come il miele e conosceva la sua padrona tanto bene quanto una bambina la madre, e non si muoveva dal suo grembo, ma saltellando ora qui ora là verso la sua padrona sempre pigolava.
Eppure esso se ne va ora per la via tenebrosa, laggiù da dove dicono che non torna più nessuno.
Siate maledette, malvagie tenebre dell’Orco, che divorate ogni cosa bella: mi toglieste un passero così grazioso.
O sventura! O sventurato passero! Per causa tua, per il pianto, i begli occhi della mia fanciulla sono divenuti rossi e un po’ gonfi.”
Catullo

L’ultima volta che mi ha accolta, appena arrivata, è stata una settimana fa, erano le tre di notte, sono uscita dalla macchina e lei era li, tra le mie gambe. Sarebbe stata sempre con noi, se avesse potuto. Appena lasciavamo uno spiraglio aperto schizzava dentro e la quantità di fusa che faceva lei, mai nessun gatto!

Era una gatta generosissima, in inverno andavamo via ma ogni volta che tornavamo lei era li. Bastava chiamarla forte e subito pipilina riconosceva la mia voce, la nostra voce, e arrivava.

Ha avuto innumerevoli infortuni, mai nessun gattino, anche se spesso sembrava aspettarne. Eppure sopravviveva all’inverno e aveva un’indole selvatica, indipendente, tenerissima.

Testarda, col pelo ispido e il musetto da monachella, quando eravamo sole la chiamavo gioia mia, perchè veramente lo era, un regalo, una gioia.

Ora se n’è andata, all’improvviso, eppure pensare a lei non mi sgomenta. Non sono malae tenebrae che l’hanno accolta, sono sicura; e la sua vitalità gioiosa la morte potrà solo custodirla, non spegnerla.