Islam al bivio o cul de sac?

Quote

Scrive Fouad Allam su Tempi:

l’islam non si è mai secolarizzato perché non accetta la soggettivizzazione del fatto religioso.

La domanda è: è possibile questa secolarizzazione?

Di primo acchitto la parola “soggettivizzazione” non mi piace. Ma non so cosa intenda esattamente Allam. Come del resto non mi piace “secolarizzazione”.

È una distorsione del credo per adattarlo allo spirito dei tempi, alle società, alle culture, qualunque essi siano? Senza riconoscere che probabilmente quelle culture hanno un nocciolo duro di istanze che lo contraddicono?

O è un ritrovare che anche nell’Islam c’è una verità a misura di uomo, umana? Che può interpellare uomini di culture diverse?

La fondamentale non-interpretabilità del corano, il suo essere una parola divina dettata, non ispirata, pronunziata in arabo, che rende sacro l’inchiostro con cui è trascritta sembra indicare che non c’è strada. Come si dice a casa mia: chista unn’è strata ca spunta.

Questa o quella per me pari sono?

Ieri, strage a Parigi nella redazione di Charlie Hebdo. Per me primo giorno dopo le vacanze di Natale. Ritorno a casa, cerco di ritrovarmi. Appena svegliata leggo la Bussola, sfoglio Facebook, apro IBreviary per le letture di oggi e trovo questo:

Screenshot_2015-01-09-09-40-47Il Corriere pubblica le vignette blasfeme contro il profeta, e le vignette blasfeme e basta.

Luigi Santambrogio lo spiega bene:

Mais oui, adesso è un po’ più chiaro: a Charlie le religioni, tutte le religioni, non sono mai state simpatiche. Le considera l’origine d’ogni male e di ogni violenza: per questo pigliava per i i fondelli Allah, ma anche il Papa, i Santi e la Chiesa cattolica. Dopo aver visto qualche vignetta del settimanale, difficile andare in piazza con quei cartelli. Non c’è bisogno di essere feroci anticlericali per condannare la strage e gli assassini dei terroristi islamici. Non occorre bestemmiare Dio, raffigurare il Papa che amoreggia con un gay, o la Madonna a gambe aperte mentre partorisce Gesù Bambino o farsi quattro risate con lo Spirito Santo che sodomizza Gesù Crocifisso con tanto di buchi su mani e piedi che a sua volta possiede da dietro il Padre Eterno con la lingua di fuori. Questa era la satira di Charlie: le vignette contro l’islam non hanno mai avuto la stessa virulenza. […]
Ma Charlie non faceva distinzioni, certo era islamofobo, ma con quelle credenziali anti cattoliche tutto gli era concesso. La sinistra era con lui alla crociata contro il «totalitarismo religioso», come ricorda Mauro citando Rushdie.

Ma a non fare distinzioni sono in molti. Sono le religioni ad essere sotto accusa, non l’Islam. Anzi, come dice Umberto Eco, le religioni del libro:

Anche la fatwa contro Salman Rushdie, per i suoi Versi satanici , era legata a un romanzo… E non era certo una novità. Gli uomini si sono sempre massacrati per un libro: la Bibbia contro il Corano, il Vangelo contro la Bibbia eccetera. Le grandi guerre sono state scatenate dalle religioni monoteiste per un libro. Ha mai visto degli animisti che hanno tentato di conquistare il mondo con le armi? Sono le religioni del libro a provocare le guerre per imporre l’idea contenuta nei loro testi. Le guerre pagane, tutto sommato, erano sempre locali. Forse un po’ i Romani… Ma i Cartaginesi hanno combattuto per ragioni commerciali, non per imporre il culto di Astarte».

Beh, un paio di commenti:

Primo, il corano e la bibbia non si corrispondono in questa equivalenza tra le religioni.
Il corano ha per i musulmani lo stesso valore che Gesù Cristo ha per il cristiani. Il cristianesimo non è la religione del libro ma di una persona, Gesù Cristo. Il Dio cristiano è comunione di Persone. Che a sua immagine ha creato l’uomo. Persona, un essere dotato di intelligenza e volontà, maschio e femmina e capace di dare la vita. La famiglia è immagine di Dio. Ugualmente la Chiesa è apostolica, fondata sulla fede trasmessa dagli Apostoli.
No, noi non crediamo alle parole di un libro calato dal cielo, crediamo all’annuncio di uomini che dicono di avere incontrato Dio e assistito alla sua resurrezione. Quegli uomini e i loro successori hanno definito il canone delle scritture dell’antico e nuovo testamento, decidendo cosa ritenere ispirato da Dio e cosa no.

Secondo, certo che gli uomini si ammazzano per dei libri! Perchè in quei libri c’è il manifesto della società in cui vivono e vogliono vivere.

Vorrei sapere da Eco, forse Il Manifesto è stato meno “pericoloso” del corano? E la “satira” di Charlie Hebdo non è forse efficace quanto un kalashnicov? Chi ha a cuore la libertà di parola dovrebbe riconoscere il potere della parola. Si difende la libertà di parlare, credere, manifestare, riunirsi, perchè questi sono i modi in cui gli uomini e le società si autodeterminano.

Non è eliminando le religioni che si elimina la violenza, ma scegliendo in quale Dio credere: un Dio che comanda di uccidere o uno che si fa uccidere?

Sopprimete la sete di divino, di sacro, di trascendente, e vi ritroverete nei Gulag russi, nella Jugoslavia di Tito, in Corea del Nord.

Capisco che questa affermazione può risultare difficile da digerire. Ho riletto oggi il primo articolo della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani:

Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti.
Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.

Mi chiedo: di chi è figlio questo articolo se non della vilipesa cultura occidentale? Quella che ha le sue radici nel Cristianesimo? Siamo sicuri che chi ha scritto queste parole non abbia interiorizzato il messaggio di un Dio che nasce, che si fa prossimo, figlio e fratello dell’uomo? Di un Dio che guardando la sua creatura la riconosce come cosa molto buona? Perchè mai gli uomini dovrebbero agire in spirito di fratellanza altrimenti? Non diceva forse Hobbes, riprendendo Plauto e Giovenale, homo hominis lupus? Quella parola, fratellanza, chi l’aveva mai pronunziata prima che Dio nascesse? La lettera di Giovanni, infatti continua cosi:

Carissimi, se Dio ci ha amati così, anche noi dobbiamo amarci gli uni gli altri.

Rodney Stark in Ascesa e Affermazione del Cristianesimo afferma:

Dobbiamo rivolgerci a problemi di natura dottrinale, perché con l’affermarsi del pensiero giudeo-cristiano apparve nel mondo qualcosa di peculiare: il legame della religione con un codice sociale fortemente etico. Non vi era nulla di nuovo nell’idea che il soprannaturale richiedesse all’uomo particolari comportamenti – gli dèi hanno sempre voluto sacrifici e preghiere – e non c’era nulla di nuovo nel concetto che il soprannaturale rispondesse alle offerte, cioè che gli dei fossero indotti a offrire servizi in cambio di sacrifici. Il concetto nuovo era invece che tra gli uomini e il soprannaturale si creasse qualcosa di più che interessati rapporti di scambio. L’insegnamento cristiano secondo cui Dio ama coloro che lo amano era alieno alle credenze pagane.

[…] Ugualmente alieno al paganesimo il concetto per cui, siccome Dio ama l’umanità, i cristiani non possono accontentare Dio se non si amano l’un l’altro. Anzi, dal momento che Dio dimostra il suo amore attraverso sacrificio, gli uomini devono dimostrare il loro amore sacrificandosi l’uno per l’altro. Queste reciproche responsabilità dovevano essere estese oltre i legami familiari ed etnici, verso «tutti quelli che in ogni luogo invocano il nome del Signore nostro Gesù Cristo». Erano idee rivoluzionarie.

[…] In una lettera indirizzata a un altro sacerdote [l’imperatore] Giuliano scrive «penso che quando ai poveri capitò di essere dimenticati e rifiutati dai sacerdoti gli empi galilei lo videro e decisero di dedicarsi a loro». Scrive anche che «gli empi galilei non offrono sostegno solo ai loro poveri, ma anche ai nostri; tutti vedono che noi non diamo aiuto alla nostra gente».

Ovviamente Giuliano odiava i «galilei»…

Ammettere che l’etica cosi come la conosciamo necessita di un fondamento nel divino, non significa diminuire l’uomo, significa non privarlo di una dimensione fondamentale, non mutilarlo. Significa anche ammettere che il Cristiano crede in un Dio umano, che il Cristianesimo è un umanesimo integrale.

In altre parole: no, le religioni non sono tutte uguali.

matrimonio

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ragione e libertà

“Posso giustificare l’intera teologia cattolica a patto che mi venga concesso di cominciare dalla sacralità e dal valore supremo di due cose: ragione e libertà. Il fatto che la maggioranza delle persone ritenga siano queste le due cose proibite ai cattolici, è un’osservazione illuminante sull’attuale propaganda anticattolica”.

(Gilbert K. Chesterton)

il peccato degli altri

Perchè è cosi difficile accettare la realtà del matrimonio? Del matrimonio senza aggettivi che lo neghino? Io credo perchè significa porsi il problema di come ciascuno di noi vive la sua sessualità. Abbiamo rimosso la natura procreativa del sesso. La contraccezione l’ha strappata via come fosse il peduncolo di un frutto, un’appendice che si infiamma.

Dietro il paravento dei diritti degli omosessuali ci sono i nostri peccati, le nostre infedeltà, le nostre perversioni.

Oh my god, ho usato due parole proibite nella stessa frase!

Not Sentiment, Prejudice, or Tradition: Exploring the Nature of Marriage

It is much easier to ridicule who disagrees with us, or to call him obtuse or ignorant than actually discuss. But if you really thirst for answers you will get there. I opposed some answers for long, but now that I stopped fighting they shine in beauty and sense.
Not Sentiment, Prejudice, or Tradition: Exploring the Nature of Marriage

il velo cristiano

… when you wear the veil in a very beautiful way you are an icon of Christ’s church, you are representing the bride of Christ.

“Certe volte quando un’usanza è consolidata nel tempo non ci si rende conto delle ragioni per cui esiste. Perchè non ci pensiamo, è una cosa normale. Ma nella nostra situazione attuale in cui non si tratta più di una pratica comune è interessante osservare come la teologia si sviluppi e recuperi e in alcuni casi riarticoli da zero i motivi per cui la gente trovi di valore [indossare il velo]. Io sono interessato al perchè molti giovani stanno riprendendo e rivalutando questa usanza. Potrebbe essere una occasione concreta per testimoniare evangelicamente questa pratica che è biblica.”

“Io penso che quando la gente studia il significato teologico del velo si rende conto di quale straordinatrio privilegio sia essere una donna, perchè l’intero contesto del velo nelle scritture è quello della celebrazione eucaristica e durante questa celebrazione tutto ciò che è sacro è   velato. Il calice è velato e anche l’eucaristia è velata. E le donne sono velate perché siamo profondamente sacre, per Dio noi siamo come un sacro vaso, e Dio ci puo toccare in un modo che è escluso agli uomini perché noi possiamo avere un bambino e il velo significa tutte queste cose.”

“Nella prima lettera ai Corinzi 11, 3-16 Paolo fa un commento sul fatto che molte donne dovrebbero vestirsi in modo appropriato durante la liturgia. Paolo sembra considerare quattro differenti motivazioni per cui le donne dovrebbero avere il capo coperto e gli uomini dovrebbero averlo scoperto. Per questo motivo le persone si interrogano sul modo di presentarsi in chiesa, perchè ha un fondamento nelle sacre scritture. Alcuni ricorderanno che prima era una questione di diritto canonico, il vecchio codice di diritto canonico del 1917 conteneva un’esplicita prescrizione che le donne avessero il capo coperto e gli uomini il capo scoperto. Nel 1983 invece, nel nuovo codice di diritto canonico, la prescrizione fu espressamente cancellata. Quindi non è più una questione di diritto canonico, è completamente una questione di devozione, eppure alcune persone ancora pensano che questa pratica sia preziosa.”

“Mi ricordo che ho visto una donna più grande di me che portava il velo e normalmente non ci avrei fatto caso solo che anche le sue figlie lo portavano e questa cosa mi ha colpito perchè non mi aspettavo di vedere una ragazzina, una bambina di sette anni mettersi una cosa del genere. Più cose scoprivo sul velo più mi affascinava l’idea e per me il fatto di non metterlo era un peso, sapendo quello che sapevo. Quindi ero un po’ nervosa, ma non lo faccio per gli altri, lo faccio perchè voglio onorare Dio in questo modo.”

“Ho cominciato a mettere il velo perchè mi attirava questa tradizione religiosa ma ho continuato a portarlo perchè nel momento in cui me lo metto ed entro in chiesa la mia attenzione si sposta immediatamente sull’Eucaristia. È molto piu facile partecipare e prendere parte al sacrificio e tutto diventa reale. Per me il velo ha avuto un’influenza molto positiva sulla mia vita.”

“Io penso che le ragazze oggi hanno un desiderio profondo di bellezza, di tradizione e mistero, un desiderio per tutte quelle cosa che mancano nella nostra cultura; e quando tu ti metti il velo in un modo veramente speciale tu sei un’icona della chiesa di Cristo, tu rappresenti la sposa di Cristo e se si tratta di un simbolo allora è sicuramente un simbolo positivo e non uno di cui si debba avere paura.”

“Sometimes when something is a long standing tradition practice we fail to value the reasons behind it. Because we don’t think about it. It’s common. But in our present situation where this is now no longer a common practice it’s interesting to watch the theology develop and catch up and in some ways articulate anew the reasons why people find this valuable. I am interested why a lot of young people are taking this up and find a value in it. It could be a real occasion for living evangelical witness to this practice that is biblical.”

“I think when people study the theological significance of the veil they realize what a tremendous privilege it is to be a woman. Because the entire context of the veil in scripture is in the context of the Eucharistic celebration and during that celebration all sacred things are veiled. The chalice is veiled and between us the Eucharist is also veiled. And women are veiled because we are so sacred, to God we are a sacred vessel just like they are and God can touch as in a way that He cannot touch a man because we can have a child and the veil signifies all of these things.”

“In first Corinthians chapter 11, verses 3-16 Paul makes a remark about the need for many women to attire themselves appropriately in the coming of the liturgy. Paul seems to give four different rationales there for why men should have their head uncovered and women have their head covered. So people really have a concern because this is part of sacred scriptures about what this means for our attire in church today. As some people might remember that it used to be a matter of canon law, the old 1917 code of canon law had an express requirement that men would have their heads uncovered in church and women their heads covered. However in 1983 there was a new edition of the code of canon law and there is expressly derogated. So it no long a matter of church law, so it’s entirely an option on matter of devotion, nonetheless some people still find a great value in the practice.”

“I remember seeing an older woman wearing a mantilla and normally I wouldn’t have thought anything of it except for the fact that their daughters were also wearing their mantilla and that interested me because I didn’t expect to see a young, like seven years old girl, wearing something like that. The more I learnt about it the more I just loved the idea of it and it was more of a burden for me to not wear it, knowing what I knew. So I was nervous but I am not doing this because of other people, I am doing this but because I want to honour God in this way.”

“I started wearing the veil because I was truly drawn to the sacred tradition of it but I kept wearing the veil because as soon as I put it on and walked into a church it took my focus immediately centred on the Eucharist. It was a lot easier to participate and in that have a sacrifice and hold the things much more real. So that’s a very positive impact that the veil has had on my life.”

“I think younger women today also are really longing for beauty and tradition and mystery and all the things that are lacking in our culture and when you wear the veil in a very beautiful way you are an icon of Christ’s church, you are representing the bride of Christ and if it is a symbol at all is a very positive one so don’t be afraid of that.”