Laici di serie B

Ezio Mauro pubblicherà le foto del Circo Massimo sabato 30 Gennaio?

Se c’è un fatto chiaro sul Family Day è che questa è una azione partita, organizzata e sostenuta anche finanziariamente da LAICI. I vescovi, tranne qualcuno, si sono accodati tardi, quasi fuori tempo massimo.

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Repubblica 28 gennaio 2016 – Unioni civili, l’assenza dei laici – Ezio Mauro

Preferisco la definizione di laici come di battezzati non consacrati, ma pur sempre membra del Corpo di Cristo che è la Chiesa. In questo caso però mi sta bene anche la definizione di Mauro come di chi dà “testimonianza di un sentimento civile e costituzionale consapevole di sé e dei suoi valori, capace di distinguere le competenze della Repubblica e quelle della Chiesa, sapendo che le visioni del mondo, per quanto nobili e alte, debbono ispirare e muovere i cittadini, non lo Stato.”

Condivido in pieno, tranne quell’ultimo inciso: “i cittadini, non lo stato”.

Ecco, io ho un paio di domande: quanto è vuota questa parola, cittadini,  se lo stato è un’entità apparentemente separata su cui il cittadino non può incidere? Possono i cittadini tramite le leggi,impedire i crimini, difendere i deboli? Rientra questo nel loro raggio di azione?

Seconda domanda: i cristiani sono cittadini italiani?

Pensavo e penso ancora che in questo paese in cui ogni opinione è lecita la mia vale quanto quella di chiunque altro, non solo nel chiuso della mia coscienza, dove non serve a niente, ma anche in piazza, sui giornali, e quando voto.

Perché se credo che la droga provochi un danno a chi la assume io da cittadina mi oppongo alla sua legalizzazione. Se credo che il furto sia un male oggettivo, non do la patente ai ladri perché tanto in altri paesi è lecito rubare. Se credo che l’aborto, la procreazione assistita, l’eutanasia e il riconoscimento pubblico delle unioni omosessuali, con tutto quello che esso implica per i figli, danneggino le persone, io nella società in cui vivo, non li avallo e, se posso, li oppongo.

Un uomo che abbia rispetto per le donne può forse limitarsi a trattare con rispetto le donne che conosce ma accettare leggi che permettano l’insulto, lo sfruttamento o lo stupro in nome del pluralismo?

Qui non si parla di leggi confessionali. Come dice Mauro, un politico, “dovrà sapere che è chiamato dai cittadini, e non dalla Chiesa, a scrivere un’altra legge, quella degli uomini per gli uomini, in nome della Repubblica e all’ombra di una terza legge che tutti tutela e in cui il Paese si riconosce, che è la Costituzione”. Non potrei essere più d’accordo. Io sono una di quei cittadini a cui i politici devono rendere conto. Io sono una di quei cittadini che ha letto le discussioni della costituente sull’articolo 29 ed è riconoscente ai padre costituenti per avere scritto quell’articolo in quel modo.

E non rinuncio a dire pubblicamente quello in cui credo perchè non sono una dissociata che vive a scompartimenti stagni. La mia fede non è una adesione cieca ad una legge divina, no. È una adesione libera e ragionata ad uno sguardo (divino) sul mondo. Cristo ha distrutto la Legge.

Quando Mauro si augura che un parlamentare “decida tenendo conto di tutto questo e non soltanto della legge divina, nell’autonomia della sua ragione di libero cittadino parlamentare, libero prima di tutto da ogni vincolo di mandato, anche confessionale” io concordo con lui. Anche io mi auguro che i parlamentari decidano sulla base di convinzioni radicate e ragionate. Anzi, vado più in là, io sono convinta che normalmente i parlamentari e i cittadini chiamati al voto decidono cosi. Decidono in base a quello in cui credono veramente. Quando votano leggi abortiste, per esempio, non lo fanno per rispettare la libertà altrui. Lo fanno perchè in qualche modo concordano con quella visione “altrui”: o sono intimamente convinti che l’aborto tutto sommato non sia un male e tantomeno il male più grave che si possa infliggere ad un essere umano, privarlo della vita, o non riconoscono che quel nascituro sia un essere umano come loro ma solo il famoso grumo di cellule o un organo del corpo della donna.

Quello che io mi auguro per i parlamentari e per le persone che amo è che veramente la mettano alla prova questa coscienza. Veramente abbiano l’umiltà di confrontarsi con il Vangelo (vedi alla voce divorzio) e con il Magistero. Veramente invochino la grazia di Dio nella preghiera per capire ed abbracciare ciò che il cuore avvelenato dal peccato non sa più riconoscere come vero, bello e gioioso.